La grande illusione


Visitando la mostra di Giuseppe Uncini non ho potuto non pensare ad una fotografia di William Henry Fox Talbot, da quello che viene da molti considerato il primo libro di fotografie della storia, The pencil of nature del 1844. La fotografia in questione è The Haystack, il cui soggetto è un covone di fieno della campagna inglese.

Una scala è appoggiata su di esso, e proietta sul fronte del covone un’ombra netta e perfettamente verticale. La scala è stata chiaramente appoggiata di proposito per la foto, perché si trova in una posizione instabile, e per di più i primi blocchi di fieno sono già stati rimossi nella parte più alta davanti.

Che cosa sarebbe quell’immagine senza la scala e la sua ombra? Utilizzando un termine che Barthes applica alla fotografia quasi centocinquanta anni dopo, l’ombra di quella scala sarebbe certamente il punctum di quell’immagine. È incredibile pensare che questa fotografia sia stata scattata ben prima del periodo del pittorialismo e che in un certo senso contenesse già in nuce le istanze della Straight Photography portate avanti da Strand e Stieglitz.

Sebbene sia la luce che impressiona la pellicola o eccita il sensore, nemmeno senza la sua negazione – l’ombra – non potrebbe esistere alcuna fotografia. Una foto si forma anche per via negativa.

Analogamente alla fotografia, il lavoro di Uncini non potrebbe esistere scevro dell’ombra.